mercoledì 28 aprile 2010

Per sempre nei nostri cuori...


Benito Mussolini - 29 Luglio 1883 - 28 Aprile 1945.
"Un uomo non muore finchè il suo ricordo è vivo nel cuore di altri uomini"
Tu vivrai per sempre nei nostri cuori.

domenica 25 aprile 2010

Riflessioni controcorrente sulla festa del 25 Aprile

Francamente non ho mai capito cosa ci sia da festeggiare il 25 Aprile: a scuola era una ricorrenza che tutti aspettavamo in quanto rappresentava un giorno di vacanza ma nulla di più. Mai fatto nulla per ricordare una festa derivante da una guerra dalla quale uscivamo sconfitti e umiliati da una parte e traditori dall'altra! Era comunque un giorno di festa e i nostri interrogativi di bambini nascevano e morivano lì quasi subito.
In Italia nessuno sente propria questa festa tranne quella parte di mondo politico e istituzionale che da 65 anni specula sulle morti di tanti giovani, padri di famiglia, civili e che su questi morti ha costruito ponti di carta, ne ha umiliato il ricordo, da una parte e dell'altra, e ancora oggi organizza manifestazioni piene zeppe di inutile retorica e prive di qualsivoglia contenuto utile alla riflessione.
Il termine "Liberazione" e la data del 25 Aprile hanno ben poco in comune: rappresenta semmai la data in cui l'Italia ha cessato di essere uno Stato sovrano e indipendente (Oltre 100 le basi Usa ancora in Italia). Si può infatti definire "libero" un paese che liberato dai tedeschi viene occupato da americani, inglesi, francesi, australiani, neozelandesi, indiani financhè marocchini?
Ad una occupazione ne è seguita un'altra: e se le cose fossero andate diversamente, ovvero i tedeschi avessero miracolosamente rigettato a mare fino all'ultimo soldato alleato oggi festeggeremmo un'altra liberazione ma di segno opposto? Il nostro giudizio muterebbe ben poco.
Il nostro è un Paese molto strano in cui gli oltre 20 milioni di tesserati al partito fascista, costretti o meno, scompaiono tanto velocemente quanto il centinaio di migliaia di partigiani diviene dieci volte tanto dal 25 al 30 Aprile 1945.
La realtà cari lettori è che questo Paese ha terminato di essere libero il 25 Luglio 1943 abdicando in toto e cedendo la propria sovranità l'8 Settembre dello stesso anno. La Repubblica Sociale al centro-nord, lo Stato savoiardo al centro-sud, la Repubblica Italiana nel 1948 (con i brogli che interessarono il referendum Monarchia-Repubblica) rappresentano quanto scaturito dalla volontà dei Paesi occupanti. E anche quando si è tentato di divenire indipendenti in settori strategici, l'energia per esempio con Enrico Mattei, ci è stato impedito. Di tale disastro politico più che militare, l'Italia non si è mai più ripresa: la Germania e il Giappone hanno perso la guerra con gli Anglo-Americani e i Russi; l'Italia l'ha persa con tutti e con essa anche l'onore.
Questo non vuole essere un articolo politico; in Italia abbiamo già tanti politici che si occupano di storia; il sottoscritto ha invece fatto il percorso inverso e pertanto ha forse, presuntuosamente, più diritto di tanti altri colleghi a discernere con competenza l'argomento.

Reggio Calabria, 24 Aprile 2010

Giuseppe MINNELLA
Coordinatore Regionale
Movimento Sociale Fiamma Tricolore

mercoledì 21 aprile 2010

Dopo Elezioni: In un mondo che non ci vuole più...

In un mondo che non ci vuole più, come cantava Battisti, assistiamo oggi allo spegnersi della nostra Idea, delle nostre speranze, della nostra Fiamma.
Il risultato elettorale è più spietato che mai mostrando in tutto e per tutto la scomparsa di un'area politica e storica soprattutto che non trova più spazio per sè e per i propri valori in un mondo che oggi disconosce questi ultimi.
Il popolo di scrittori, poeti, artisti, scultori, eroi e martiri si è oggi piegato all'ignoranza, al materialismo, rinunciando di giorno in giorno, un pò per volta a difendere quell'Uomo che tanto diede a questo paese e al suo popolo. Le nostre schiere un tempo folte e numerose sono pian piano diminuite nel numero a fronte di un nemico sempre più forte di mezzi e di numero a tal punto che la battaglia, già ieri impari e oggi impossibile, vede le ultime diserzioni di una guerra in cui non si può ricevere nè l'onore delle armi nè quello della morte.
Un popolo italiano sempre più rincitrullito ed egoista, ignorante e senza futuro che impiega i propri fine settimana in riunioni e cortei circensi in quel di Roma ad urlare odio e insulti contro un avversario politico che non è altro che l'altra faccia della stessa medaglia. Un popolo svogliato e disinteressato che si desta solo al tintinnio della moneta in quanto schiavo del potere degli altri.
In questo contesto di potenti e deboli, di ricchi e poveri, che il Fascismo ha sempre combattuto in quanto innaturale, ci siamo trovati inesorabilmente travolti e traditi dai nostri stessi camerati che hanno ceduto alla tentazione di una vita politica migliore, da servi e vassalli, ma migliore.
La Fiamma che tutti dichiarano di avere nel cuore ma che in realtà hanno solo nel portafogli, sta inesorabilmente morendo sotto i colpi di nemici troppo forti. Nessuno conosce più il sacrificio e la vita comoda ha prevalso sulle nostre idee.

Noi i primi responsabili di ciò dobbiamo prendere atto di aver fallito.
Caro Duce, è ahimè più chiaro che mai che noi non siamo più in grado di difenderti, di difendere le tue idee. Le abbiamo vendute al peggior offerente, indegni di te e del tuo ricordo.
Noi oggi non siamo nè uomini, nè caporali.
Perchè Duce oggi è ancor più buio ma forse il giorno non verrà mai...