martedì 31 gennaio 2012

Fiamma Tricolore: politica per passione!


15 euro al mese e 13 milioni in due anni. Oltre ad essere semplici numeri queste due cifre non hanno niente in comune se non la politica.
La prima è la quota individuale che i militanti della Fiamma Tricolore reggina da qualche anno ormai versano per mantenere il partito, la sua sede, l'attività militante, le azioni sul territorio, le diverse campagne elettorali.
La seconda, 13 milioni di euro, è invece la somma rubata dalle casse del partito La Margherita dal suo tesoriere Luigi Lusi, senatore della Repubblica Italiana. Senza che nessuno se ne accorgesse. Ovvio: l'Italia è da sempre il paese in cui sorgono palazzi, strade, scompaiono voragini di soldi senza che mai nessuno se ne accorga!
La nostra domanda è: cosa se ne fa un partito che non esiste di ben 13 milioni di euro? Senza dubbio quella del finanziamento pubblico ai partiti è una vergogna che deve cessare o almeno essere riportata su binari più consoni, sopratutto in tempo di crisi!
Non siamo a priori contro il finanziamento ai partiti in quanto crediamo che per l'esercizio della democrazia sia necessario che i partiti, soprattutto quelli che non hanno alle spalle lobbies e potentati economici, ricevano un contributo ma nella misura tale che questo sia però commisurato a determinate esigenze di sostentamento del partito  e che le spese siano realmente documentate e destinate ad attività connesse alla politica! Altro che investimenti in Tanzania come quello della Lega nord! Occorrerebbe ricordare infatti che quelli sono pur sempre soldi pubblici dei cittadini italiani!
Da questo punto di vista possiamo solo vantarci di essere l’unico partito a non percepire 1 euro di finanziamento pubblico e a presentare regolare bilancio tutti gli anni per appena qualche centinaio di migliaia di euro. D’altronde quando la politica è passione e non mercimonio non può che essere così.
Alla luce di quanto accade negli altri sodalizi possiamo andarne davvero fieri ed orgogliosi. Non è per presunzione ma visto che non siamo come gli altri è doveroso farli questi distinguo! Con questa gentaglia che si spaccia per "politico" in Italia non abbiamo nulla a che vedere!

venerdì 27 gennaio 2012

27 Gennaio: Giornata della memoria... della stangata!


Oggi 27 Gennaio sarà la giornata della memoria della stangata, del furto perpetrato dal Governo sulla busta paga di oltre 30 milioni di Italia. La Manovra del sig. Monti, dipendente Goldman (insieme a Prodi, Draghi, Ciampi) ha tagliato i finanziamenti alle regioni per il comparto trasporti prevedendo di recuperare parte della somma con l'aumento dell'addizionale irpef regionale dello 0,33% sul reddito mensile lordo.
Tale imposta passa dallo 0,90% al 1,23%. Le regioni potranno aumentarla a loro discrezione di un altro 0,30%, cosa già fatta praticamente, e quelle in deficit sanitario di un ulteriore 0,50%. Totale: dallo 0,90 ad oltre il 2%! Al Sud, dove è noto il benessere e la ricchezza rispetto il resto del nostro povero paese, ovviamente il salasso maggiore!
Molti milioni di Italiani (altri l'avranno dal prossimo mese) hanno trovato stamane l'amara sorpresa: sulla propria busta paga infatti c'era segnata per ben due volte l'addizionale regionale. Un errore? Niente affatto!
Sveliamone il motivo: Il primo addebito riguarda il nuovo importo di addizionale regionale che andremo a pagare da quest'anno e che troverete notevolmente aumentato rispetto la quota mensile che veniva trattenuta nel 2011. Il secondo addebito, di importo superiore, rappresenta invece il parziale conguaglio per l'anno 2011: il Governo degli Abusivi non eletti infatti, sostenuto dal Parlamento degli incompetenti, anzichè abbassarsi lo stipendio da fame, che poverini già percepiscono, ha pensato bene di rendere retroattiva questa norma addirittura dal 1 Gennaio 2011!
Ecco dunque che i nostri redditi, già colpiti dai continui salassi di aumenti tra carburante, luce, gas, spesa, tasse, assicurazioni etc., saranno colpiti quest'anno dalla maggior trattenuta calcolata per tutto l'anno 2011! Fantastico! Non riescono ad abbassarsi di un euro lo stipendio ma quando si tratta di colpire i normali contribuenti diventano diabolici inventando la "Tassa Retroattiva".

Ovviamente questa differenza è stata pagata in parte questo mese (su un reddito di 20 mila euro sono circa 55 euro) mentre il conguaglio restante verrà trattenuto alla fonte tra Marzo e Maggio (dapprima cosi era stato  deciso) o dilazionato a rate per tutto l'anno. 
In parole povere: oggi è stato realizzato l'ennesimo vero e proprio furto sulle buste paga di oltre 30 milioni di italiani.  Avete sentito qualcosa al Tg? No, i media asserviti tacciono. Eppure si parla di circa 3 miliardi di Euro!!? Ah no vero! Siamo in Italia: è in corso il processo mediatico a Schettino e poi oggi è la giornata dei balocchi... 
Condannano gli aguzzini del passato e loro fanno peggio nel presente. Entrambi esempi da non seguire.

giovedì 26 gennaio 2012

Sciopero: Ma quale crisi! Il Paese è in ginocchio a causa degli incompetenti in politica!


Era il 1929: la grave crisi mondiale esplode un giovedì di ottobre. In poco tempo tanti americani si trovarono sul lastrico e tirarono giù con loro mezzo mondo. Si riprenderanno solo quando il loro potentato economico e le lobbies riuscirono a scatenare la Seconda guerra mondiale.

Anche in Italia arrivò la crisi ma a differenza d’oggi non vi era un buffone al Governo: furono nazionalizzate le banche in difficoltà e le industrie strategiche del Paese, (le stesse alle quali si deve il grande sviluppo del del paese) coinvolte poi, dalla classe politica del dopoguerra, in infiniti scandali tra tangenti e corruzione prima di essere quasi tutte svendute da Prodi e soci della cricca Goldman (Draghi, Ciampi, Monti… guarda caso!). L'Italia superò la crisi prima di ogni altro paese al mondo.

E oggi? Non è voler essere nostalgici ma realistici: da un lato una classe di inetti e incompetenti incapaci di prendere le minime misure necessarie alla risoluzione della crisi; dall’altro i "Monti boys" quelli che la crisi saprebbero pure risolverla facendo un favore agli italiani… ma un grave sgarbo a chi li ha tenuti a busta paga per quasi tutta la loro vita. Ovvio che ciò “non s’ha da fare!”
Ed eccolo il paese: bloccato ormai da una settimana! Mancano i beni di prima necessità, la benzina, in molti casi le medicine. Basta un blocco di 4-5 giorni per portare il paese alla crisi più totale: e se domani scoppiasse una guerra? No problem: l’Italia sarebbe fuori gioco in 2 settimane al massimo (tradimenti permettendo - I e II guerra mondiale e guerra di Libia docet).
Non condanno ma solidarizzo con gli autotrasportatori in quanto non è più possibile lavorare in queste condizioni: aumento di bollo, assicurazione, tasse, carburante, pedaggi autostradali, inflazione mentre le tariffe non solo rimangono uguali ma devono subire la concorrenza sleale dall’estero! E le misure del Governo? Un mistero: Monti è impegnato a fare il giro dell’Europa per ricevere gli ordini dei suoi superiori su come governare l’Italia.
Basterebbe far pagare loro il gasolio desattandolo già alla pompa. Ciò non per creare dei vantaggi iniqui rispetto altre categorie di lavoratori ma solo per salvare un settore in crisi e alla canna del gas. Perché non prevedere l’esenzione totale dal pagamento del pedaggio delle Autostrade? Ah vero non si può: non sono più dello Stato, il signor Prodi le ha (S)vendute agli amichetti suoi!

Ma rallegratevi Italiani: in Lombardia abbiamo la Minetti che ci mostra le tette e Bossi Junior, quello bocciato 3 volte all’esame di maturità; al Parlamento Europeo  la Zanicchi e la Matera;  in quello italiano la moglie di Emilio Fede – (eletta per manifesti meriti “linguistici” del marito?). Preferenze o meno gli italiani hanno eletto questa gente.
Una domanda dunque: cosa vi aspettavate dunque? Siete anche voi colpevoli di questo. Perciò la prossima volta che vi recate alle urne cari italiani pensateci due volte perché quella X tracciata con la matita ci ha spediti dritti nel baratro.

Ciò accade oggi anche, e soprattutto, grazie a voi. 


martedì 24 gennaio 2012

Ma quali fascisti! Il popolo è nero... INCAZZATO!!!


Dapprima il silenzio dei media sulla protesta siciliana. I siciliani sono andati avanti. Poi i primi accenni e le accuse di mafia e fascismo. I siciliani sono andati avanti. Li hanno accusati di non rappresentare la popolazione che alla protesta era di fatto costretta con la violenza e le minacce. I siciliani sono andati avanti.
Non solo: essi hanno risvegliato la coscienza degli italiani che adesso in tutta Italia si mobilitano e stanno protestando.
Non solo gli autotrasportatori: tutto il popolo è con loro in quanto tutto il popolo sta soffrendo per una casta politica di incompetenti e un governo di abusivi!
In Sicilia hanno accusato il movimento di rivolta di avere dietro Forza Nuova; in Calabria le prime proteste sono partite dalla Fiamma Tricolore di Crotone e Reggio Calabria.
Ma suvvia! Sappiamo bene il peso specifico e la consistenza dei nostri movimeniti. Come fanno movimenti allo 0,... a mettere in piedi simili proteste? In piazza non ci sono le poche decine di militanti di Fn o Ft: in piazza c'è il popolo!
Ecco la maschera della sinistra e dei suoi media: quando questa canea non riesce a strumentalizzare una protesta popolare non esita nemmeno un secondo a scagliarsi contro quel popolo che dicono, a parole, di difendere. Cosa avrebbe fatto se al governo vi fosse stato Berlusconi? Avrebbe invaso le strade con le sue bandiere e sfruttato ancora una volta la disperazione della gente. Squallidi, parassiti e infami!

Ed ecco cosi che la casta si gode i suoi privilegi mentre un governo di abusivi non eletti svende il paese alla BCE, al FMI e alla finanza americana nel totale menefreghismo. Il paese è bloccato? E chissenefrega dicono i ministri montiani spalleggiati dai politici codardi che per non rispondere alle loro responsabilità nei confronti degli elettori hanno abdicato nei confronti di un governo tecnico sostenuto da un presidente della repubblica golpista!

E dobbiamo sentire pure Passera a Ballarò parlare addirittura di "forme di violenza" da parte degli autotrasportatori: no sig. Ministro-abusivo banchiere! Le forme di violenza le usate voi mettendo alla fame un popolo nobile, l'Italiano. Esso vi scaccerà!

La Calabria che protesta: tutto bloccato. La Fiamma Tricolore presente ai blocchi.

mercoledì 18 gennaio 2012

La Fiamma Tricolore sostiene la rivolta della Sicilia!


La protesta che ormai da 3 giorni sta bloccando l'intera Sicilia ha contagiato finalmente anche la Calabria! Da giorni la notizia circola su tutti i gruppi facebook mentre è pressochè totale la censura della stampa e dei tg nazionali! Solo tramite internet e le telefonate con i nostri amici siciliani siamo riusciti a rimanere aggiornati sulla situazione.
Pertanto la Fiamma Tricolore della provincia di Reggio Calabria si unisce a quella siciliana ed è pronta a scendere immediatamente in campo al fianco dei lavoratori, degli agricoltori e di tutte le altre categorie che stanno animando quella che già in Sicilia definiscono una rivoluzione!

Il Sud è stato ridotto alla fame e alla disperazione. Il messaggio è chiaro: la classe politica che ci governa se ne deve andare a casa! L'Italia, uno dei paesi più sviluppati al mondo, è stata ridotta in brandelli da una classe dirigente di inetti, corrotti e delinquenti che un giorno si e l'altro pure si ritrova ad aver case e vacanze regalate a loro insaputa! E' arrivato il momento di dire basta!

Adesso ne abbiamo proprio abbastanza! Prima un governo di nani e pupe e adesso uno schiavo dei banchieri che ha di fatto ceduto la sovranità nazionale alla BCE, alle società di Rating e alla speculazione internazionale. Un paese in cui non si riesce ad abbassare nulla se non il reddito disponibile dei suoi cittadini! E ancora più ridicoli gli interventi prospettati come quella della liberalizzazione dei taxi: una categoria già da tempo alla fame in moltissime città italiane!
Non è possibile che un Governo non eletto regga le redini del paese: un vero e proprio colpo di Stato messo in atto in barba alla volontà del popolo italiano che ne sta subendo le conseguenze!
I signori Ministri della Bocconi ci spieghino com'è possibile tornare alla crescita se le classi sociali sono costrette a subire tagli agli stipendi, tasse, aumento spropositato dei carburanti, del gas, dell'energia elettrica, finanche dei generi alimentari! 
Come possono le imprese in queste condizioni tornare a crescere e creare quel lavoro che tanto manca oggi all’Italia? Semplice: non possono!
E ci chiediamo perché invece non vengono colpiti gli speculatori come i signori della OMSA che vanno via dal paese per produrre all'estero sfruttando manodopera a basso costo o l'ALCOA che in Sardegna, nella poverissima regione del Sulcis, manderà a casa 1000 lavoratori perchè sull'isola è troppo alto il prezzo dell'energia elettrica. Siamo al ridicolo: perchè non si è intervenuto lì? Altro che taxi!!

Non possiamo più accettare un paese in cui l'incapacità sia la caratteristica pressochè comune agli uomini messi alla guida dello stesso. Persone incapaci che senza alcun merito risiedono ai posti di comando.
Con il presente comunicato informiamo gli organi di stampa che già dai prossimi giorni saremo dunque presenti nelle strade e a tutti i posti di blocco che si verranno a creare perchè stavolta sarà il Sud a chiedere il cambiamento. Di tutti, nessuno escluso!

Giuseppe Minnella
Segretario Provinciale MSI Fiamma Tricolore

lunedì 16 gennaio 2012

A Difesa di Casapound Italia


Mettiamo subito in chiaro: Casapound Italia non ha certo bisogno della mia difesa. Non mi piace Casapound, almeno non mi piace in toto ma ne rispetto i camerati che la animano. Condivido tantissime loro iniziative e modi di agire e ne deploro altre.
Una fucina di idee, l'interesse che i giovani vi nutrono, la capacità quindi di aggregare in un'area sgretolata come quella fascista. Non piace invece la loro "cultura del capo", alcune uscite a sproposito, l'arroganza spesso dimostrata nel credersi "gli eletti" di un'area di diseredati. Ma difendo Casapound!

Quella che Repubblica e gli altri media stanno portando avanti è una vergognosa campagna mediatica di caccia all'uomo. Casapound rappresenta un rischio per il loro sistema di servi.
Ciò perchè Casaound sa mettere insieme destra e sinistra, va oltre tale divisione, riesce e vuole dialogare con tutti senza pregiudizi razziali, di sesso, di religione.
Casapound è il vero centro sociale dove si fa aggregazione, dove si fa volontariato, dove si sta assieme. Si fa politica divertendosi, facendo escursioni, iniziative di solidarietà. Quello che da qualche anno da provando a fare la Fiamma Tricolore di Reggio Calabria. Con un limite chiaro: noi siamo un movimento partitico.

C'è però un problema: in Italia "Centro Sociale" è sinonimo di sinistra, di drogati di delinquenti, di pezzenti vagabondi. Questo sono stati fino ad oggi i centri sociali comunisti, di sinistra, di pidocchiosi: definiteli come vi pare ma cambia poco la sostanza.

Casapound ha invaso il loro spazio e ha spesso dato lezione ai politici di mestiere. Eccolo il peccato originale di Casapound: sta rimettendo in vita un settore politico ormai morto che si è perso da un lato con l'estremismo parolaio forzanovista povero di idee concrete e dall'altro l'immobilismo missino della dirigenza di Fiamma Tricolore.

Ecco dunque l'attacco a Casapound: Dapprima l'arresto di Zippo (alias Alberto Palladino), poi la strage di Firenze opera di un pazzo e che ha scatenato un ingiustificato attacco contro Casapound.
Ormai Casapound e i suoi ragazzi sono sorvegliati speciali. Non una pagina su Repubblica quando Casapound idea il Mutuo Sociale, nessuno spazio per "Tempo di essere madri". Niente di niente.
Riflettori invece su una battuta "poco felice" come ammesso dallo stesso Iannone sulla morte di Saviotti.

E perchè poco felice dico io? 
Certo quando muore una persona c'è poco da essere felici, al massimo si può essere indifferenti. Non ho mai augurato la morte a nessuno e non rido per la morte di nessuno. Ma perchè tanta ipocrisia?
Perchè siamo arrivati al punto di non poter più esprimere un pensiero senza che gli untori della stampa deviata intervengano con la loro "pubblicità regresso"?
Perchè quando accade qualcosa dobbiamo essere in blocco tutti tristi? O tutti felici? O tutti arrabbiati? 
No signori ad alcuni può anche non fregargliene niente.

giovedì 12 gennaio 2012

Italia: la Grande Menzogna del lavoro che non c'è


Il lavoro che non c’è. E’ diventato questo l’argomento principale dei telegiornali e la preoccupazione più assillante per milioni di italiani dal futuro incerto. Abbandoniamo per un momento le sciocchezze e le funeree notizie televisive ed iniziamo a ragionare sul problema in modo concreto.
Il lavoro è il fondamento dell’economia e lo stesso manca nei quei paesi in cui mancano i consumi, dove manca il progresso, la ricchezza. Può dunque questo essere un problema italiano? Se guardiamo ai fondamentali della nostra economia la risposta può essere una sola: NO!

E allora perché in Italia si dice che manchi il lavoro? Se gli italiani sono un popolo di consumatori, se a Natale i negozi di tecnologia sono stati letteralmente presi d’assalto, se i ristoranti sono pieni com’è possibile che il lavoro sia scomparso? Di certo c’è che la “scomparsa” del lavoro in Italia porterà mano a mano ad una diminuzione dei consumi, che già c’è anche se in termini di decimali, e ad un graduale, ma sempre più rapido, impoverimento del paese con conseguente ulteriore diminuzione del lavoro. Ciò che anche i più ignoranti in materia sanno è che l’economia è una catena di produzione-consumo: se uno dei due si ferma è tutta l’economia a risentirne: si ferma tutto!

Dunque veramente non c’è lavoro? Oppure il lavoro è stato portato via?
Da circa 30 anni infatti dapprima le maggiori aziende italiane, poi a seguire anche quelle medie e piccole, hanno iniziato una vera e propria marcia verso la produzione all’estero (Cina, India, Sudamerica ed Est Europeo). Tali migrazioni non erano destinate ad acquisire maggiori quote di mercato internazionale ma a sfruttare la manodopera a basso costo. Più volte abbiamo sentito da Prodi e altri politici italiani, complici a questo punto, che il problema del lavoratore italiano era la “competitività”. La mia domanda è: come si può diventare competitivi con un operaio cinese che guadagna 100 euro al mese e mangia 2 ciotole di riso al giorno? Come può esserlo sui costi il piccolo imprenditore italiano che riceveva dai grossi gruppi le commesse di produzione se il suo alterego cinese stipa 200 persone sotto un telone senza la benché minima norma di sicurezza? La risposta è ancor più semplice: non si può!
Alla totale desertificazione produttiva tecnologica italiana (in un mondo oggigiorno sempre più “Hi-tech” non esiste un produttore italiano di cellulari, tv, informatica varia! Negli anni ’80 Olivetti  contendeva la leadership mondiale nientemeno che all’IBM!) si è così aggiunta una progressiva perdita di molte capacità e conoscenze che i nostri lavoratori avevano e che rendevano il prodotto italiano ineguagliabile e la manodopera qualificata. Non solo: per rendere il “made in Italy estero” uguale o per lo meno simile a quello italiano abbiamo iniziato a fornire quelle conoscenze che rappresentavano la nostra vera ricchezza!
Nel corso degli anni dunque si è proceduto ad una graduale ma inarrestabile spoliazione del tessuto produttivo italiano in quei settori (ad esempio  tessile e calzaturiero) in cui l’Italia era leader mondiale e non aveva pressoché concorrenti dando così lavoro a milioni di persone. Il problema in questo campo non è rappresentato dalle aziende cinesi o di altri paesi in via di sviluppo in quanto il prodotto italiano è, o almeno era, di qualità infinitamente superiore e dunque la produzione cinese non è mai andata ad intaccare quel target di consumatore che vuole pagare e pretende la qualità del prodotto. Il problema è  rappresentato semmai da quei produttori italiani che sono andati alla ricerca di maggiori utili basati sulla speculazione e sullo sfruttamento chiudendo direttamente o facendo chiudere (con l’indotto del tessile lavoravano circa 3 milioni di italiani!) migliaia di aziende e lasciando così disoccupata una massa ingente di persone.

E dove sono finiti tutti quei lavoratori di tanti posti di lavoro perduti?
Semplice: Call center, società di servizi del nulla, finanziarie hanno per anni sostituito il lavoro vero, quello delle fabbriche che pian piano iniziavano a trasferirsi all’estero non per sopravvivere ai costi italiani bensì per semplice speculazione, per rimpinguare utili sempre più importanti lasciando sul terreno nazionale disoccupati a raffica che si riciclavano nelle attività del nulla di cui sopra. Oggi però anche queste stanno scomparendo: i tanto tristemente famosi Call Center stanno chiudendo in massa e vengono spostati all’estero (moltissimi in India) tanto che oggi non si trova nemmeno quello di lavoro! Non solo: i nostri giovani, i nostri disoccupati non hanno più le conoscenze di un tempo. Abbiamo una massa di disoccupati priva di qualifiche lavorative! Una massa inerme di gente che dopo aver studiato una vita non sa fare assolutamente nulla!

L’ultima a levare le tende in ordine di tempo è stata la OMSA che lascerà a casa quasi 300 persone per trasferirsi in Serbia. Azienda in perdita? Anche in questo caso niente affatto! E ancora l’ALCOA che chiuderà in Sardegna lasciando a casa oltre 1000 persone perché sull’Isola, hanno dichiarato i dirigenti, il costo dell’elettricità è troppo alto. E qui veniamo al punto dolente: l’Italia è rimasta indietro. Le infrastrutture sono le stesse di cinquant’anni fa! Le stesse che, costruite durante il ventennio fascista, hanno rappresentato un incredibile volano per l’economia nazionale anche nel dopoguerra.
La politica anziché fungere da sprone all’amministrazione per creare e migliorare le infrastrutture è servita solo per incancrenirla sempre più con la propria corruzione e connivenza con la criminalità. Fino a ieri girava su internet un filmato che mostrava i lavoratori di una ditta cinese completare un grattacielo di 30 piani in appena 15 giorni! Certo non chiediamo questo all’Italia ma per diamine in quale paese costruire un’autostrada (la Salerno-Reggio Calabria) richiede 30 anni? Accade così che le opere italiane appena completate siano già vecchie!

Torniamo agli imprenditori: tali signori non hanno capito che dalla localizzazione avranno si nel breve termine avranno dei vantaggi ma il licenziamento dei lavoratori, la riduzione della loro capacità d’acquisto porterà inesorabilmente ad una diminuzione dei consumi e della spesa dei cittadini italiani che si ripercuoterà sui loro guadagni che verranno meno, in toto, almeno sul mercato italiano ovvero quello di riferimento per molti gruppi che hanno delocalizzato all’estero la produzione.
Ecco dunque che per qualche manager con voglia di fare soldi facili e qualche figlio di papà che ha ereditato imperi industriali senza aver sudato per un minuto in vita sua non c’è niente di più facile che far scomparire questo lavoro dal nostro paese e realizzare forti profitti iniziali. Ma questa strada, anche per loro, porta ad una sola direzione: il baratro!

La politica non interviene, è invischiata fino al collo in quanto spesso e volentieri i partiti ricevono soldi e finanziamenti da lobby, gruppi di potere, industriali: emblematici i vari scandali delle cricche che pagano a politici e amministratori case, vacanze, alberghi, ristoranti, etc. Per quale motivo farebbero ciò? Buon cuore e beneficienza? Ovvio che no.
La politica, se onesta e rivolta al fine di realizzare l’interesse pubblico italiano (e già qui inseriamo due condizioni difficilmente riscontrabili in Italia) dovrebbe intervenire con forza, la stessa che gli viene concessa dai cittadini con il voto! Le forze politiche rilevanti invece operano nella direzione diametralmente inversa con l’interesse esclusivo di realizzare il proprio scopo ovvero quello di stare al potere il più a lungo possibile. Intervenire oggi, viste le condizioni in cui i politici hanno legato mani e piedi l’Italia ad una serie di istituzioni internazionali usuraie e usurpatrici della sovranità nazionale, sarebbe già di per sé estremamente difficile ma ancora non impossibile se solo ve ne fosse la volontà ma soprattutto la capacità!
Su quest’ultima infatti i dubbi sono notevoli visto che ad esempio buona parte del Parlamento non ha idea di cosa sia il famoso “rating” o lo “spread” nonostante se ne parli da ormai un anno tutti i giorni e, assurdo dell’assurdo, dovrebbero essere loro a porre in essere le misure per calmierarlo!

La Francia annuncia l’introduzione di dazi. La Volkswagen cresce, la Fiat emigra.
Fino ad un paio di anni fa la Lega, soprattutto durante il governo Prodi, urlava a modo suo, come sempre,  chiedendo l’introduzione di dazi doganali contro la merce che arrivava dalla Cina. La solita mossa propagandistica visto che in otto anni di Governo non ne hanno fatto nulla in perfetto stile Lega nord. Guarda un po’ proprio di dazi doganali ha parlato la Francia di Sarkozy pronta ad inserirli nella prossima manovra. E allora cosa dovrebbe fare l’Italia? Considerato quanto scritto prima, ovvero le difficoltà di intervento in un sistema economico così ingessato e spesso dipendente da fattori esterni, è necessario comunque intervenire. Non possiamo più assistere ad un paese schernito a piè spinto in ogni angolo del globo. Dovremmo semmai capire per quale motivo la Volksvagen procede ad acquisizioni, cresce sul mercato producendo in Germania mentre la Fiat, terminata la manna statale che l’ha sempre tenuta in piedi per un secolo a spese degli italiani, chiude stabilimenti e si prepara ad andar via dall’Italia. Dunque concludiamo: siamo in un paese che garantisce la libertà economica e quindi non può impedire ad altri di andare a produrre all’estero: bene e sia. Ma la stessa politica dovrebbe impedire a questi signori di venire a vendere in Italia introducendo dei dazi, non ai cinesi ma agli stessi italiani (!!), che rendano pressoché inutile e non conveniente la loro scelta di andare a sfruttare lavoratori stranieri al solo fine di incrementare sfruttare manodopera a basso costo. Di ciò se ne gioveranno non solo gli italiani ma tutti quegli imprenditori che hanno deciso di tenere duro e continuare a produrre in Italia nonostante la concorrenza scorretta dei loro colleghi. Il risultato? In Italia potrebbe creare un buco di offerta che verrebbe colmato da nuove aziende e con il ricavato dai dazi pagati da quelle che hanno preferito emigrare si potrebbe così finanziare la ricerca indispensabile per continuare a rimanere sul mercato e alla quale molti imprenditori rinunciano proprio per far quadrare i conti; si finanzierebbero le indennità di disoccupazione ai lavoratori di quelle imprese che chiudono non per la crisi ma per delocalizzare; si potrebbe elargire denaro fresco alle stesse imprese che faticano a trovare finanziamenti presso le banche.

Insomma una montagna di risorse che servirebbero a far ripartire l’Italia: altro che decreto Salva Italia! L’Italia questa classe politica e di presunti “tecnici” l’ha affossata! Ma d’altronde finchè saremo in democrazia dobbiamo accettare il verdetto elettorale anche se lo stesso è il risultato di partiti con potentati economici immensi alle spalle, che controllano i media e ottengono spesso e volentieri i voti dalle organizzazioni criminali. In tutto ciò non creda di scampare al nostro giudizio il 40% degli italiani che non va a votare: anche loro sono colpevoli.

Di ignavia.

Giuseppe Minnella